Progetto ICEGIANT: intervista al Prof. Luca Vittuari

Progetto ICEGIANT: intervista al Prof. Luca Vittuari

ICEGIANT prevede l'installazione di sensori GNSS e sismici nel sistema David-Drygalski per monitorare movimento del ghiaccio e sismicità.

Pubblicato: 09 settembre 2026 | Innovazione e ricerca

Monitorare spostamenti millimetrici, registrare i microsismi prodotti dal movimento del ghiaccio e integrare le osservazioni sul campo con i dati satellitari. È il lavoro del progetto ICEGIANT, coordinato dal Dipartimento di Ingegneria Civile, Chimica, Ambientale e dei Materiali dell’Università di Bologna nell’ambito del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide.  

Al centro dello studio si trova il sistema formato dal ghiacciaio David e dalla lingua galleggiante Drygalski, uno dei più imponenti della Terra Vittoria. Attraverso tecnologie geodetiche, geofisiche e di telerilevamento, il gruppo di ricerca analizza il movimento del ghiaccio, le sue interazioni con il basamento roccioso, l’oceano e le possibili conseguenze sul bilancio di massa della calottaantartica  indotte da variazioni nelle velocità di deflusso dal plateau al mare. 

Ne abbiamo parlato con il Professor Luca Vittuari, docente ordinario del DICAM e responsabile scientifico del progetto, per conoscere gli obiettivi di ICEGIANT, le tecnologie utilizzate e le sfide di una ricerca condotta in uno degli ambienti più estremi del pianeta. 

 

Per iniziare, ci può spiegare Professore che cos'è il progetto ICEGIANT e come si inserisce nel panorama della ricerca italiana in Antartide?  
Il progetto ICEGIANT è un'iniziativa di monitoraggio integrato nata all'interno del Programma Nazionale di Ricerchein Antartide (PNRA) e coordinata dal DICAM dell'Università di Bologna. Si avvale della collaborazione dell'INGV sede di Bologna e del Dipartimento di Ingegneria dell'Università di Modena e Reggio Emilia. Il team di ricerca ha radici profonde, poiché studiamo le dinamiche dei ghiacciai in Terra Vittoria fin dagli anni '90. L'obiettivo principale è monitorare il sistema David-Drygalski, integrando osservazioni geodetiche, geofisiche e di telerilevamento per comprenderne la dinamica e le interazioni con il bedrock.  

Perché avete scelto proprio il ghiacciaio David e la lingua di ghiaccio Drygalski come oggetto di studio?  
Si tratta di un sistema colossale: il ghiacciaio David è il più grande ghiacciaio di sbocco della Terra Vittoria settentrionale e drena circa il 4% della calotta glaciale dell'Antartide orientale. È una sorta di enorme "fiume di ghiaccio" che scende dal plateau antartico, situato a oltre 3.000 metri di quota, verso il mare. Quando raggiunge la costa, forma la lingua galleggiante Drygalski, che si estende nel Mare di Ross per circa 140 km. Monitorare quest'area è fondamentale perché ogni variazione nel deflusso di questi giganti ha un impatto diretto sul bilancio di massa del ghiaccio e, di conseguenza, sul livello dei mari a livello globale.  

Quali tecnologie all'avanguardia state utilizzando per "osservare" il movimento del ghiaccio?  
Utilizziamo un approccio multidisciplinare per ottenere quella che chiamiamo "verità a terra", ovvero dati di precisione superiore a quelli puramente satellitari. Il cuore del progetto è una rete di 13 stazioni geodetiche GNSS (GPS, Galileo, Glonass, Beido) installate  a partire dal basamento della cascata di ghiaccio del David Cauldron  lungo l’intera lingua Drygalski. Queste stazioni, alimentate da pannelli solari, misurano spostamenti millimetrici e centimetrici. Contemporaneamente, l'INGV ha posizionato stazioni sismiche broadband per rilevare i micro-terremoti generati dallo sfregamento del ghiaccio sulle rocce del basamento e sulle pareti di un fiordo entro cui viene confinata la lingua galleggiante nella sua parte iniziale .Infine, integriamo questi dati con l'interferometria radar satellitare (SAR) curata da UniMORE per una visione regionale continua.  

Quali sono i fenomeni più interessanti che avete osservato finora in questa zona?  
Il comportamento della lingua Drygalski è affascinante: essendo una struttura galleggiante, si muove come un enorme sughero sull'acqua, oscillando verticalmente in base alle maree. Orizzontalmente, invece, fluisce verso il mare aperto con una velocità che varia tra i 500 e i 700 metri all'anno. Studiamo anche come le iniezioni di acqua subglaciale provenienti dal David Cauldron possano lubrificare la base del ghiacciaio, accelerandone il movimento e influenzando la circolazione oceanica sottostante.  

Com'è organizzato il lavoro sul campo in un ambiente così estremo?  
La logistica è molto complessa e si basa sulla stazione costiera Mario Zucchelli. Gli strumenti vengono trasportati e installati tramite elicotteri. Spesso lasciamo i ricevitori sul ghiaccio per lunghi periodi, sperando che le condizioni meteo permettano loro di continuare ad acquisire dati che poi recuperiamo nelle spedizioni successive. È un lavoro di squadra che coinvolge anche giovani ricercatori e dottorandi, come Matteo Cappuccio, che si occupano delle installazioni più impegnative direttamente sul ghiacciaio.  

Quali sono i prossimi obiettivi per ICEGIANT?  
Abbiamo già sottomesso una proposta per ICEGIANT2. L'obiettivo futuro, qualora la proposta venisse finanziata, è introdurre misure LIDAR e GPR simultanee da elicottero per studiare nel dettaglio non solo il movimento, ma anche la morfologia superficiale interna e basale del ghiacciaio. Tutti i nostri dati sono open e vengono messi a disposizione della comunità scientifica internazionale per migliorare i modelli climatici globali. È una ricerca vitale perché l'Antartide è il principale serbatoio di acqua dolce della Terra e comprenderne i cambiamenti è una priorità per l'intero pianeta.